Oasi
in pericolo
Agricoltore al lavoro nel villaggio di Sahel Alatik, occupato a gestire la tradizionale irrigazione – per inondazione – nel suo palmeto: apre e chiude in sequenza piccoli varchi negli argini di terra che dividono le varie sezioni. Permette così l’entrata dell’acqua e successivamente il suo deflusso evitando – con il dilavamento – l’accumulo di sali sul terreno.
Nell’Oasi di Siwa, abitata fin dal 2000 a.C., sono antiche e rinomate le tradizioni artigianali. La lavorazione della foglia della palma da dattero è un’occupazione di esclusiva pertinenza maschile, qui visibile nel primissimo stadio. L’intreccio diventerà poi una stuoia da usare in mille maniere: nell’edilizia – per insonorizzare, coibentare, suddividere gli ambienti – e per ogni tipo di contenitori di uso quotidiano. Non solo la foglia, ma anche il tronco della palma da dattero viene utilizzato nell’Oasi, per fabbricare mobili leggeri e resistenti. Caratteristica, a Siwa, è poi la lavorazione dei blocchi di sale – che vengono trasformati in oggetti di arredamento – estratti sulle rive dei 3 laghi, al centro della vasta depressione che accoglie l’Oasi. Tradizionale, anche se in via di sparizione, è l’oreficeria, che crea gioielli esclusivamente in argento secondo la tradizione berbera. Appartiene alle donne, invece, la competenza per ricamare su stoffa, usando i disegni tramandati fin dal 1000 d.C. , quando il popolo Siwi era sicuramente già insediato nella cittadella di Shali, nel cuore dell’Oasi.